Luoghi di interesse - Comune di Gonzaga

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Luoghi di interesse a Gonzaga

Torre Civica e Castello

Il castello di Gonzaga era una fortificazione di origine medievale situata a Gonzaga. La torre civica è quanto rimane dell'antico maniero. Venne edificato nel XIII secolo dai conti Casalodi per proteggere la popolazione dalle scorrerie degli Ungari e passò quindi ai Gonzaga che lo dotarono di sette torri e di contrafforti. La struttura venne col tempo smantellata ed utilizzata per la costruzione delle chiese di Polesine, Bondeno e di alcune case coloniche. Durante la dominazione austriaca le due torri rimaste vennero adibite a carceri. Sulla torre, al di sotto dell'orologio, campeggia lo stemma della famiglia Gonzaga del 1608, utilizzato dal duca Vincenzo I Gonzaga.

 

Pozzo delle taglie

Vi è un luogo estremamente fascinoso che si affaccia sul severo palazzo che ospita gli uffici comunali; sorge ai piedi della seconda torre superstite del complesso architettonico del castello medievale originario, ma si tratta di un rifacimento di epoca Liberty. Ciò nulla toglie al fascino di una leggenda che accompagna questo ampio porticato, nel quale al centro insiste un pozzo marmoreo di elegante fattura che, si dice, occulti un altro pozzo preesistente chiamato “il pozzo delle taglie”, nel quale anticamente venivano gettati i malfattori per punirli dei loro crimini, o coloro che era più prudente far sparire dalla circolazione perché scomodi testimoni di qualche sconveniente avvenimento. In fondo al pozzo erano conficcate lame e lance che “amorevolmente” accoglievano i malcapitati ivi gettati, e forse qui trovò la morte un cavaliere che al tempo di Ludovico II Gonzaga aveva osato insidiare una delle sue figlie a nome Barbarina. Non sappiamo se ciò corrisponda a verità, ma nulla potrà cancellare la sottile vertigine che accompagna il visitatore che, anche inconsapevole della leggenda, si accosta rabbrividendo al manufatto. Un lacerto di poesia che si stempera in un contesto storico e architettonico di notevole impatto. [Testo di Giancarlo Malacarne]

Fotografia di Arrigo Giovannini

Teatro Comunale

Il Teatro Comunale di Gonzaga nasce come sala per il divertimento all’interno di una Casa del Popolo inaugurata nel 1905. Viene ampliato e risistemato negli anni '30 ed utilizzato come teatro e cinema fino agli anni ’50. Il recente progetto di recupero lo rende di nuovo pienamente fruibile con 269 posti a sedere tra platea e galleria.

 

Villa Canaro

La villa detta Canaro dal "luogo da canne palustri adiacente alla fossa Madama", viene costruita nel 1468 probabilmente da Luca Fancelli per i marchesi di Gonzaga come palazzo di rappresentanza. Alla fine del seicento la dimora viene innalzata ottenendo al centro un arioso salone a doppio volume con balaustra e un grande vestibolo, poi affrescato da Pietro Mazzoccoli. Davanti all'ingresso principale resta un imponente arco settecentesco in muratura.

 

Villa Speroni

È stata abitata fino ai primi anni 2000 dalla famiglia omonima proveniente da Padova. Stefano, pittore, si era trasferito a Mantova, lavorando con Giulio Romano al Palazzo Te. Fu Francesco Speroni a stabilirsi a Gonzaga dando origine a questo ramo della famiglia. Ha una pianta compatta, con un corpo centrale quasi quadrato cui si collegano due piccole ali sul fronte sud. Alla facciata, abbastanza ricca, si contrappone la semplicità del lato nord, su cui si apre una sola arcata.

 

Corte Agnella

Posta sul confine del Comune di Gonzaga con quello di Reggiolo, l'"Agnella" si presenta come una palazzina cui sono affiancati i rustici di servizio e le abitazioni contadine, il tutto disposto attorno ad un'aia seguendo i criteri tipici dell'architettura settecentesca del nostro territorio.

Fotografia di Arrigo Giovannini

Corte Andreasa

Vi è una corte, sperduta nel verde della rigogliosa campagna gonzaghese, che prese già nel Cinquecento il nome dalla famiglia che la deteneva in prorietà, gli Andreasi di Mantova. Costoro erano una nobile stirpe che operava al servizio della famiglia dominante; tra i membri della schiatta vi fu un’Osanna che venne innalzata agli onori degli altari al tempo della famosissima Isabella d’Este. La beata Osanna Andreasi, il cui corpo incorrotto è oggi visibile nella cattedrale di Mantova, faceva miracoli, aveva visioni mistiche e dopo la morte si scoperse che nascondeva le stigmate. Ebbene questa beata, a Gonzaga, nella severa corte Andreasa, e più precisamente nel chiostro interno, luogo solitario a lei completamente asservito, si racconta avesse visioni ed estasi, che dopo lunghi periodi di preghiera le si presentavano per svelare i misteri del Paradiso. Un luogo oggi lontanissimo da queste tematiche, che pur conserva quel fascino del mistero che ancora cattura la nostra attenzione. [Testo di Giancarlo Malacarne]

 

Ex Convento di Santa Maria

Costruito a fine ‘400 come ex voto dopo un incidente a cavallo da cui Francesco II Gonzaga era uscito illeso, si presenta oggi come un chiostro a due piani mancante del lato est. Su questo sorgeva la chiesa che è stata demolita. Le lunette del porticato conservano affreschi di Mazzoccoli del ‘700. Oggi è sede dei Servizi Culturali del Comune di Gonzaga, con Biblioteca, Ufficio Cultura, Ufficio Informagiovani e Ufficio Teatro. Per maggiori informazioni è possibile consultare la pagina dedicata.

 

Ex Poligono di tiro

Si tratta di una costruzione risalente più o meno agli anni Venti del secolo scorso, la quale non ha nessuna rilevanza né di carattere artistico né architettonico; tuttavia si tratta per Gonzaga di un "luogo sacro" in quanto in quella sede si consumò una grande tragedia. Per raccontare brevemente dobbiamo andare al ricordo della battaglia partigiana avvenuta la notte del 20 dicembre 1944, anche se parlare di battaglia pare improprio, in quanto si trattò di un massacro a senso unico (ma di questo ancora oggi si dibatte ferocemente a Gonzaga, ché le versioni sono piuttosto contrastanti e mai alcuni testimoni oculari furono ascoltati). Conseguentemente a quel gravissimo fatto di sangue, nel quale perirono 15 soldati tedeschi che stavano dormendo in una camerata (scuole) e una ignara passante che transitava sul ponte del Canaro (Pierina Binacchi), vi fu una rappresaglia, per la quale si prelevarono sette persone (nessuna di Gonzaga) per le quali, dopo un sommario processo svoltosi nell'aula consiliare del Comune, ventiquattro ore dopo il proditorio attacco, il comando tedesco in accordo con le bande fasciste stabilì la fucilazione (sei subito una dopo due mesi). La sede dell'esecuzione fu stabilita in Gonzaga, presso il "poligono di tiro", dove all'alba del 22 dicembre un plotone d'esecuzione tutto italiano giustiziò sei innocenti - pur prigionieri - presi a caso da un novero di 33. L'esecuzione rivelò canoni di particolare crudeltà (si rimanda alla bibliografia in proposito). I condannati furono seguiti spiritualmente dal parroco di Gonzaga don Ulderico Caffini. Da allora il "Tir a segn" è divenuto venerato luogo di martirio e simbolo di una libertà in quel frangente soltanto sognata. Attualmente in restauro. [Testo di Giancarlo Malacarne]

Per maggiori approfondimenti è possibile consultare la pagina dedicata su memorieincammino.it (progetto curato dall'Istitituto Alcide Cervi di Gattatico, RE).


Fotografia di Diego Barbieri

Chiesa Parrocchiale di San Benedetto Abate

Nel 1089 la piccola cappella dedicata a San Benedetto fu demolita e sostituita con una chiesa di notevoli dimensioni (44 metri di lunghezza), a tre navate, con transetto e terminante con tre absidi semicircolari. Tale edificio si inserisce nell'architettura romanica padana, pur subendo influssi d'oltralpe. Parte della primitiva struttura e decorazione (2 absidi, il presbiterio, parte del transetto) rimane nell'attuale chiesa parrocchiale, modificata però nel corso dei secoli e principalmente nel 1534 (ricostruzione delle navate), 1868 (consolidamento, decorazioni interne e rinnovo della copertura) e 1925 (facciata in falso "stile romanico" per la cui realizzazione fu demolito il protiro originale). Di un certo pregio sono i quadri, in particolare la pala centrale che rappresenta la Vergine, il Bambino, San Benedetto e San Giovanni, della Scuola di Giulio Romano. Alcune immagini, che riproducono santi Carmelitani, provengono probabilmente dall'ex Convento posto nell'area della Fiera e soppresso nel XVIII sec. Tra questi l'immagine della Madonna dei Miracoli, una piccola tela del sec. XV posta su un altare costruito alla fine del '700. L'altare maggiore, in marmi policromi risale al 1781.

 

Luoghi di interesse a Bondeno

Madonnina di Bondeno

Chi si recasse da Gonzaga alla frazione di Bondeno, a mezza strada incontrerebbe un olmo, magnifico, frondoso, gigantesco, sorgente sulla proda d’un campo, al quale è visibile addossata un’edicola con la miracolosa immagine della Madonna. Miracolosa sì, perché già dalla metà del XVIII secolo di essa si parla in termini di intervento divino, così che i viandanti accanto ad essa sostavano in preghiera nel silenzio e nel raccoglimento, in un luogo desolato di case e d’animali, immerso nel verde della campagna gonzaghese. Uno dei racconti che aleggiano intorno al mitico olmo, narra di una fanciulla a nome Matilde che sfuggì per intervento della Madonnina al turpe desiderio di un manigoldo a nome Rinaldo che l’aveva rapita. [Testo di Giancarlo Malacarne]

 

Corte Galvana

Risale probabilmente alla seconda metà del ‘400, almeno per la parte più antica, la ex Villa Galvana, in origine facente parte della proprietà gonzaghesca del Bondanazzo (circa 800 biolche di terra in parte sotto l’attuale Comune di Reggiolo con l’omonima corte ed in parte in Comune di Gonzaga). La villa passò di mano varie volte nel corso dei secoli, pervenendo in proprietà al Comune di Gonzaga dopo i danni subiti a causa del sisma del 2012; attualmente è in attesa di essere restaurata. All’interno molti dipinti dalla fine del sec. XVII al sec. XIX, tra cui rileva in particolare una bella immagine di Matilde di Canossa a cavallo. Nei pressi della villa sono collocati gli edifici rustici della corte, di proprietà del Comune di Gonzaga ed in gestione alla Associazione Bunden in piasa. Attualmente in restauro post sisma. [Testo di Gabriele Vittorio Ruffi]

Fotografia tratta da Corte Galvana a Bondeno e i suoi decori, Carlo Parmigiani (Sometti, 2015)

Chiesa Parrocchiale di San Tommaso Apostolo

Eretta nella frazione di Bondeno (dove secondo la tradizione dovrebbe essere morta Matilde di Canossa) conserva sia statue, stucchi e tele settecenteschi, sia un pregevole coro intagliato e scolpito in legno di noce, opera di Federico Piazzalonga nel XVII secolo. Attualmente in restauro post sisma.

 

Luoghi di interesse a Palidano

Laghi Margonara

Chi volesse per un giorno lasciare i pensieri in un cantone e credesse di potersi concedere al piacere della natura, ai silenzi invasivi, ai profumi e colori della nostra campagna, allo stormire carezzevole delle fronde e allo sciabordio cheto delle tenui risacche dei nostri laghi, potrebbe recarsi di buon mattino o quando il sole si avvia al tramonto, al percorso naturalistico denominato “Margonara”, luogo nel quale come sottolinea il nome, anticamente la palude presentava in cosiddetti “Mergoni”, agglomerati vegetali che fuoruscivano dalle acque paludose costituendo una flora non riscontrabile altrove. Nei laghi – vecchie cave di ghiaia – oggi levigati specchi nei quali si rifrangono i paciosi profili delle nuvole, i raggi del sole cocente, e la notte le baluginanti luci lunari, ognuno può trovare le motivazioni per immergersi non nelle acque ma in un sogno sereno, accompagnato dal canto garrulo degli uccelli e dalla brezza leggera che dalle acque sorge a deliziare il visitatore, rapito da un dolce incantesimo. [Testo di Giancarlo Malacarne]

 

Cave Pascoletto

Oasi naturalistica facilmente raggiungibile dal centro di Palidano e dal centro di Gonzaga tramite apposito percorso ciclabile, "il Pascoletto" deriva da vecchie cave per l'estrazione dell'argilla attualmente adibite ad attività di pesca sportiva. Nel corso degli anni il sito è stato ampliato con la costruzione di una vasca di laminazione, passeggiando attorna alla quale è facile imbattersi in maestose coppie di cigni e diversi esemplari di volatili tipici della Pianura Padana.

 

Villa Maraini Guerrieri

Il palazzo, fatto erigere dai conti Zanardi, è immerso in un secolare parco di faggi e platani. Le varie stanze che lo compongono sono ornate da decori rappresentanti personaggi, animali e piante. Uno scenografico scalone porta al piano superiore dove si apre, preceduto da figure monocromatiche ad affresco (attribuite al Campi), una magnifica sala di rappresentanza. La villa è affiancata da un suggestivo fienile a diciassette occhi. 

Fotografia di Federica Buzzi [CC BY-SA 3.0]

Villa Strozzi

Esistente ad un solo piano nel 1582, viene ristrutturata e sopraelevata dopo la metà XVII dando vita ad ambienti singolari, come il vestibolo, il salone ovale con la balaustrata, la loggia, la sala delle insegna, tutti ornati da stucchi tra i più belli dell'arte barocca del mantovano. Pregevoli sono pure i settecenteschi dipinti. Attualmente in restauro post sisma.

Fotografia di Federica Buzzi [CC BY-SA 3.0]

Chiesa di San Sisto II

Edificata nel XVIII secolo, conserva abside e campanile di una preesistente cappella romanica menzionata da Matilde di Canossa nei suoi documenti. All’interno custodisce stucchi e decorazioni settecenteschi, tele di Gennari e di Campi ed un pregevole organo attribuito ad Andrea Montesanti.

 

Leggende e misteri

Ca’ del vento

Uno dei luoghi più suggestivi e misteriosi che ancora oggi, dopo ottocento anni e pur essendo estremamente ammalorato e diroccato, induce qualche trasalimento a chi accanto ad esso transitasse. La leggenda si è fatta un sol boccone della storia, ma è indubbio che qualcosa di vero potesse sussistere intorno a un racconto che parla di razzie e di un frate, padre Lorenzo, che abitava la grangia in fregio al bosco, nella quale si verificavano inspiegabili fenomeni. Tutte le notti alla ventiquattresima ora si udivano lamenti acutissimi e strazianti, cui facevano seguito cori infernali e un vento impetuoso che scuoteva lo stabile dalle fondamenta come un terremoto. Da qui il nome attribuito. Tutto scaturiva da un evento sanguinoso che aveva visto il contendere di tali Adalberto e Ascanio. La tenzone si era conclusa con la morte del primo, seppellito nascostamente da Ascanio proprio nella casa, che da quel giorno ospitò un inquieto fantasma.  La leggenda è complessa ed articolata, ma il ricordo ancora permane tra la gente del paese. [Testo di Giancarlo Malacarne]

Fotografia tratta da Gonzaga Gonzaga, a cura di Mario Cadalora (Artioli, 1990)

Valle dell’oca

In tutti i paesi e cittadine e realtà antropiche sussistono delle leggende che non è dato verificare in termini di credibilità. Sono storie suadenti, qualche volta tristi, altre volte brillanti, comunque permeate da una componente di suggestione che al di là del vero/non vero induce a qualche fugace trasalimento, qualche dubbio recondito che improvvisamente s’affaccia sul presente. Gonzaga di misteri ne enumera ancora oggi diversi: misteri buoni, di quelli che non fanno male a nessuno né inducono affanno o paura. I misteri della nostra terra si vivono con il sorriso sulle labbra e la condivisione dei sentimenti che li hanno generati, così da trasformarli in incantesimi che non mutano nessuno in ranocchio e tantomeno pietrificano coloro che li vivono. È il caso, lontanissimo nel tempo e ormai dimenticato, degli abitanti della “Valle dell’Oca”, che da una magia scaturita da un candido bipede trassero un grande beneficio in relazione alla loro poverissima esistenza, disseminata di insormontabili difficoltà. Un’oca improvvisamente apparsa in un campo, calamitò l’attenzione dei “valligiani”, che la inseguirono per poterla spennare e farla arrosto. Essa, dimentica delle attenzioni non propriamente amichevoli della gente di quel luogo, finì per correre, correre starnazzando a più non posso, e portare finalmente gli inseguitori davanti a un rudere nel quale era nascosto un tesoro, che affrancò tutti quanti da una sudditanza gravosissima e li fece uomini liberi. Leggende certo, ma ancora oggi, transitando senza fretta per la tortuosa strada che attraversa la valle, si può, ascoltando bene, cogliere ancora in lontananza il qua qua di quell’oca miracolosa, e godere per qualche minuto della consapevolezza di trovarsi in un luogo magico, nel quale i desideri per una volta si fecero realtà. [Testo di Giancarlo Malacarne]

 

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Bibliografia

 

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